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Carlo Scarpa amava profondamente questo paesaggio veneto che la pittura antica gli aveva mostrato e del quale egli stesso godeva dalla sua residenza di Asolo.

Dai primi 68 mq individuati come necessari all'inizio, si arrivò nel 1969 a 2.400 mq di terreno agricolo a forma di "L" lungo i lati est e nord del recinto quadrato del cimitero di San Vito di Altivole.

Era una dimensione straordinaria per una tomba di famiglia e ciò dovette forse impensierire l'architetto, tanto che egli dichiarò di aver avuto più volte il dubbio che sarebbe stato sufficiente mettere a dimora mille cipressi (conferenza di Madrid, giugno 1978), senza realizzare alcun manufatto.

Il cimitero Brion impegnò Scarpa per due lustri e fu da lui assiduamente seguito nella realizzazione; "è l'opera che visito più volentieri perché nelle altre mie vedo solo errori e difetti" ebbe ad affermare.

In essa egli poté giovarsi dei suoi migliori artigiani: l'impresa del Geom. Luigi Bratti con il capocantiere “Piero” Bozzetto, i fabbri Paolo e Francesco Zanon, il falegname Saverio Anfodillo, Eugenio De Luigi per gli intonaci e gli stucchi, le ditte Henraux e Morselletto per le pietre e i marmi.

L'intenzione che sta alla base della concezione del cimitero è quella di raccontare con le forme dell'architettura e del paesaggio circostante l'avventura umana del legame d'amore di due coniugi; essi sono certamente Giuseppe e Onorina Brion ma, in ragione della intenzionale anonimità dell’opera (solo i sacelli di marito e moglie portano i rispettivi nomi), il racconto della loro vita sorretta dall' amore coniugale, è mutuabile con tutte le coppie che hanno vissuto un'unione felice.

Pochi mesi dopo la richiesta di Onorina e Ennio Brion, Carlo Scarpa illustrò il progetto con un modellino architettonico (ora conservato presso il Royal Institute of British Architects nella sede del Victoria & Albert Museum di Londra) che si discosta molto poco dal manufatto che è possibile visitare.

Non è dato sapere con quali parole Scarpa espose le sue intenzioni ai committenti ma è certo che la soluzione incontrò immediatamente la loro approvazione dato che il cantiere si aprì nella primavera del 1969.

Nel prosieguo delle fasi costruttive la presenza dei Brion fu discreta e paziente se si tiene conto che la realizzazione richiese due lustri; a causa della morte di Scarpa a Sendai, l'opera non può a tutt'oggi dirsi compiuta.

Il modello in legno presentava il cimitero esistente contornato dall'ampio terreno a forma di "L".

racchiuso verso l'esterno da un muro di cinta inclinato di 60° rispetto alla linea dell'orizzonte; al suo interno 5 edifici, così come noi li possiamo ammirare oggi: una lunga costruzione all'ingresso dal cimitero del paese (i propilei); alla sua destra, una vasca d'acqua con un padiglioncino; a sinistra, un arco/ponte con le tombe dei coniugi Brion, verso nord una cappellina addossata al muro di cinta e per ultima, una chiesetta di forma cubica sul braccio della "L" più prossimo al lato d'ingresso dalla strada.

Assieme al modello conservato a Londra, Carlo Scarpa ha lasciato circa 3000 disegni (tra tavole esecutive, appunti, schizzi di lavoro ecc. conservati presso l'Archivio di Stato di Treviso in un'apposita sezione); esse consentono di ripercorrere il particolare processo ideativo, sono di grandissimo interesse per la critica architettonica e sono consultati da studiosi di ogni parte del mondo.

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